Terremoto: condannato a L'Aquila, Dolce si dimette in Emilia
Il coordinatore del gruppo di esperti di Errani si chiama fuori dopo la sentenza di condanna. Il commento dei geologi dell'Università di Modena e Reggio Emilia

Mauro Dolce
MODENA - Rimbalzano fino a Modena le polemiche seguite alla condanna a 6 anni di reclusione per gli esperti accusati di aver indotto la popolazione de L'Aquila a sottovalutare il pericolo di una scossa devastante. Una sentenza che in Emilia ha subito avuto come conseguenza le dimissioni del professore Mauro Dolce, presentate al Commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Dolce era il coordinatore del gruppo di esperti di supporto alla struttura commissariale per l’emergenza terremoto in Emilia-Romagna.
In una nota inviata alla stampa, i geologi dell'università di Modena e Reggio Emilia Doriamo Castaldini, Stefano Conti, Daniela Fontana e Mauro Soldati tengono a sottolineare alcuni aspetti della vicenda che ha toccato professori, scienziati e dirigenti pubblici. "Quello che va espresso chiaramente - scrivono - è che allo stato attuale delle conoscenze non è possibile la previsione dei terremoti in maniera deterministica (indicando ora, luogo e intensità), come dichiarato anche in queste ore da autorevoli esperti internazionali. Non necessariamente infatti, le variazioni nelle caratteristiche dello sciame sismico o di altri segnali ritenuti precursori possono dare informazioni certe sull’eventualità e tipologia di scosse successive. A tal proposito si ricorda che nell’area del Pollino in Calabria, da circa due anni è in corso una sequenza sismica caratterizzata da periodi di frequente attività, alternati ad altri di relativa tranquillità senza che si sia verificato a tutt’oggi un terremoto di forte intensità. Si vuole poi ribadire con forza che qualunque metodologia atta ad affrontare il rischio sismico non può prescindere dalla messa in sicurezza di edifici e infrastrutture, riducendo la vulnerabilità del territorio".
Il processo
La tesi della Procura de L'Aquila, fatta propria dal giudice, è questa: dalla Commissione Grandi Rischi furono fornite ai cittadini notizie rassicuranti, che indussero le vittime a restare nelle loro case. Dopo infinite udienze, la condanna ha riguardato la morte di 29 persone e il ferimento di altre quattro. Non bisogna quindi cadere nella semplificazione che la condanna sia dovuta alla mancata previsione del terremoto, di per sé impossibile. La condanna ha toccato l’ex vice capo operativo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis e l'ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi. Con loro Franco Barberi, predecessore di Guido Bertolaso alla guida della Protezione civile, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gianmichele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e, Claudio Eva, ordinario di Fisica a Genova e Mauro Dolce, direttore dell’Ufficio sismico della Protezione civile. Tutti sono stati colpiti dalla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Dovranno risarcire le vittime con 7,8 milioni di euro. Risarcimento cui dovrà contribuire anche la presidenza del Consiglio dei Ministri.