Terremoto, a Novi il Comune anticipa i contributi agli sfollati

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Intervista al sindaco Luisa Turci: "Soldi in tasca per aiutare chi lascia i campi. Siamo vivi, insieme ce la faremo. Per ricostruire servono pietre e tanto cuore"

Il sindaco di Novi, Luisa Turci

Il sindaco di Novi, Luisa Turci

NOVI DI MODENA - Prosegue il ciclo di interviste di Modenaonline ai sindaci dei Comuni colpiti dal terremoto. Luisa Turci, primo cittadino di Novi, è sicura: "Ce la faremo". Il suo Comune sta anticipando il contributo per l'autonoma sistemazione a chi lascia le tendopoli. "Siamo tutti vivi. Ricostruiremo gli edifici e il cuore dei nostri paesi".

Sindaco Turci, qual è la situazione di Novi a quasi quattro mesi dalla prima terribile scossa di terremoto che ha sconvolto l'Emilia?
"Abbiamo chiuso sabato scorso il campo di Rovereto. Entro questa settimana faremo lo stesso per il campo di Novi. Due momenti importanti per la nostra comunità. A Rovereto c'erano cento persone. A Novi 210".

Dove andrà chi ancora non ha una casa?
"In parte gli sfollati hanno scelto l'autonoma sistemazione, con una anticipazione del contributo di due mensilità da parte del Comune. Abbiamo pensato a chi deve versare una caparra, o anche solo ricominciare altrove con un po' di soldi in tasca. Una parte degli sfollati invece sarà sistemata in albergo. Si tratta di 110 famiglie che sono in attesa dei moduli abitativi. Nel cercare una sistemazione, abbiamo dato la precedenza alle esigenze di chi ha figli che devono andare a scuola e a chi lavora. A tutti forniamo l'abbonamento al trasporto pubblico".

Dove sorgeranno i nuovi insediamenti?
Al momento contiamo 70 moduli abitativi da sistemare a Rovereto, 40 a Novi. Il numero complessivo però è in diminuzione. Le famiglie si stanno dando da fare per cercare una sistemazione migliore. Eravamo partiti da un numero molto più alto. Il progetto iniziale prevedeva di realizzare un'area unica a Rovereto. Poi è sorta una questione provocata dall'opposizione, legata alla concentrazione di extracomunitari, una lettura razziale di livello infimo. Abbiamo quindi deciso di fare due aree, anche se costerà 9 milioni di euro in più. In questa fase, al di là delle polemiche, abbiamo preferito ridare un po' di pace ai cittadini".

Papa Benedetto XVI in preghiera davanti alla chiesa nel cui crollo è morto don Ivan Martini (foto Davide Mantovani)

Papa Benedetto XVI in preghiera davanti alla chiesa nel cui crollo è morto don Ivan Martini (foto Davide Mantovani)

Nel crollo della chiesa di Rovereto è morto don Ivan Martini cui è stata dedicata anche la visita di Papa Benedetto XVI. Una donna è stata estratta viva dalle macerie, seppur in gravi condizioni.
Don Ivan è stata la nostra unica vittima. La signora per fortuna ora sta meglio. In termini di vite umane chi ha pagato il prezzo più alto è stato il Mirandolese. Qui abbiamo subito molti più danni agli edifici. Abbiamo registrato 1700 ordinanze di inagibilità. Su una popolazione di 11.500 abitanti, sono oltre 5 mila i residenti con la casa inagibile, quasi il 50%".

Gli sfollati hanno già ricevuto il contributo per l'autonoma sistemazione (Cas)?
Ora stiamo pagando il Cas della Protezione Civile, anticipato in buona parte dalla Regione. Come Comune stiamo invece anticipando il contributo assegnato dal Commissario a chi lascia i campi".

In quali alberghi saranno ospitati gli sfollati in attesa dei moduli?
"Gli sfollati dell'area di Rovereto sono stati orientati verso Modena, quelli di Novi verso la vicina provincia di Reggio".

A Mirandola il sindaco Benatti è stato minacciato da alcuni sfollati . E' capitato anche a lei?
"La chiusura del campo di Rovereto è stata abbastanza tranquilla, se escludiamo le preoccupazioni legittime legate all'incertezza della meta fino all'ultimo. Complessivamente la tenzione c'è. Il momento è pesante anche per noi amministratori. Siamo il pezzo di Stato più vicino ai cittadini. Vivo giornate al termine delle quali sto davvero male. Poi penso che siamo tutti vivi e che ce la faremo, Ci vorrà solo un po' di pazienza. Senza rincorrere tutti i rumors e le polemiche".

A proposito di "rumors", non sono mancate le polemiche sulle trivellazioni abusive del sottosuolo , tanto da indurre la Procura ad aprire una indagine conoscitiva . Le risultano?
"Credo che sia la bufala del secolo. I rumors fanno soffrire persone già sofferenti, che invece avrebbero bisogno di un pizzico di speranza in più. Non ci sono mai state trivellazioni autorizzate. Se ve ne siano state di abusive, si tratta di reati. Per quanto riguarda poi le polemiche sulla Cispadana, voglio ribadire che non sono mai state fatte trivellazioni, ma carotaggi di minima. Ora non si potrà più costruire senza indagini geologiche".

Le zone rosse sono state tutte riaperte?
No, alcune zone sono ancora chiuse perché stiamo ancora demolendo gli ultimi edifici a Rovereto come a Novi".

I vigili del fuoco portano in salvo un quadro dalla chiesa di Santa Caterina a Rovereto di Novi

I vigili del fuoco portano in salvo un quadro dalla chiesa di Santa Caterina a Rovereto di Novi

Quali e quanti danni hanno riportato gli edifici pubblici?
"I danni sono elevati: municipio, scuole, magazzini comunali, la sala civica, la biblioteca, i locali dei servizi sanitari. Tutti inagibili. Stiamo iniziando a progettare la ricostruzione: è forse la sfida più bella in questo disastro. Eravamo assicurati, per cui arriverà qualche rimborso. Stimiamo danni per almeno 15 milioni di euro. Ma alcuni non sono quantificabili, come quelli subiti dal municipio. Si tratta di un edificio storico. Occorrerà capire cosa vorrà fare la sovrintendenza. Per ora lo mettiamo in sicurezza con delle cinghie".

Qual è la situazione delle scuole?
"Al momento sono ospitate in spazi temporanei. Gli edifici prefabbricati previsti dal bando regionale sono in costruzione. Il 22 ottobre sarà consegnato quello di Rovereto, il 30 ottobre quello di Novi. Ospiteranno scuole elementari e medie, quasi 600 studenti. Ad oggi i ragazzi fanno lezione in parte dentro delle tensostrutture, in parte a Rovereto dentro un edificio nuovo antisismico. La cooperativa Il Muratore di San Possidonio ci ha fornito gratuitamente quattro negozi a piano terra, utilizziamo anche alcuni spazi della parrocchia e gli asili nido, che hanno retto".

Da sindaco, qual è stato il momento più difficile?
"Ho vissuto la mezz'ora più brutta della mia vita il 29 maggio dopo la scossa delle 9. Il giorno prima avevo autorizzato la riapertura delle scuole. Avevamo fatto tutte le verifiche e la scossa del 20 ci aveva toccato solo marginalmente. Eravamo già ripartiti In quel momento mi sono sentita morire. Per fortuna è andato tutto bene. Le scuole hanno retto, anche se dovremo demolirle. Non dimenticherò mai quel momento".

Ai Comuni sono stati promessi dei rinforzi. Impiegati in più per rispondere alle esigenze dei cittadini. Quanti ne aspetta?
"A Novi arriveranno 9 o 10 unità, senza considerare le 6 risorse in più già assegnate ai servizi sociali dell'Unione".

Vuole dire qualcosa allo Stato e ai suoi concittadini?
"Ci aspettiamo che lo Stato si impegni, e che ci consenta di ricostruire. Non è solo una aspettativa. Lo considero un diritto sul quale lottare se non sarà riconosciuto. Dovremo avere tutti un grande senso di responsabilità, e avere molta pazienza. Dovremo usare di più "noi" e meno "io". La ricostruzione è un atto d'amore. Quando metteremo in campo, oltre alle pietre, anche un pezzo di cuore, riusciremo a ricostruire non solo le case, ma il tessuto sociale. Dobbiamo ricostruire il cuore dei nostri paesi. Siamo in una fase dove l'io prevale. Servirà tempo, dovremo essere noi a gestirlo insieme ad ansie, rabbia e delusioni. Credo che ce la faremo".

Leggi le puntate precedenti

1 - Terremoto, Vaccari: "Campi chiusi entro una settimana" 

2 - Terremoto: "Carpi ha rialzato la testa. Tutti avranno una casa" 

3 - Terremoto, Schena: "Ora la priorità è ricostruire le case" 

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