Regione Lazio: l'opposizione si dimette. In bilico la Polverini

La decisione ieri sera: escono i consiglieri di Pd, Idv e Sel. Per far cadere il Consiglio mancano 7 dimissionari

La presidente della Regione Lazio Renata Polverini

La presidente della Regione Lazio Renata Polverini

ROMA - Si sono dimessi in massa ieri sera i consiglieri Pd della Regione Lazio, seguiti dai 5 dell'Idv, dai 2 di Sel e dal capogruppo Psi Luciano Romanzi. I due consiglieri radicali invece hanno promesso le loro firme se dovessero essere quelle decisive per far cadere il Consiglio.
Una situazione dunque estremamente esplosiva quella che si registra nel Lazio, nata dallo scandalo della gestione dei fondi del Pdl alla Regione, che la governatrice Renata Polverini sta cercando di controllare, mentre qualche ammutinamento viene minacciato anche nel suo partito. Gianni Alemanno infatti, stando a quanto riportato dall'Ansa, starebbe chiedendo al centrodestra di ricominciare da zero, ripartendo da valori chiari.
Ecco allora che la Polverini ieri sera ha chiesto e ottenuto un incontro con il presidente del Consiglio Mario Monti, per informare il governo sulla situazione e confrontarsi con il premier. "Ho chiesto al presidente del Consiglio un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione - si legge in una nota della governatrice - mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese. Il colloquio è stato cordiale come sempre e ringrazio il presidente per avermelo accordato".
La serie di dimissioni però profila nuovi problemi, al punto da costringere la maggioranza a far circolare, nella notte di ieri, una nota congiunta dei capigruppo dove smentiscono possibili dimissioni dei loro consiglieri, ribadiscono la compattezza della proprie fila, esprimono solidarietà e vicinanza alla governatrice. La nota è stata firmata anche da Udc e Mpa.
Per far cadere il Consiglio bisogna raggiungere la maggioranza assoluta dei dimissionari (36). Al momento ne mancano sette, e non è escluso che in queste ore aderiscano altri consiglieri. Il Partito democratico guarda all'Udc per raggiungere la quota necessaria, pungolato dal capogruppo Montino: "A fronte di una posizione così netta sostenuta a livello nazionale dall'Udc nei confronti del Pdl - spiega, - non vedo come possa adottarne una opposta a livello regionale".
Nel frattempo proseguono le indagini sulla gestione fondi del gruppo consiliare della Regione Lazio. In mattinata sarà sentito come testimone, assistito dall'avvocato Carlo Taormina, Franco Fiorito. L'ex capogruppo Pdl in Regione, indagato per peculato dalla procura della Repubblica di Roma, dovrà fornire spiegazioni sulle fatture per i rimborsi depositate dal consigliere regionale viterbese, suo successore alla guida del gruppo e nemico giurato di Francesco Battistoni. Fatture che secondo lo stesso Battistoni e almeno due società con sede a Viterbo, la Panda Cz e la Majakovskij Comunicazioni, sarebbero state falsificate, aumentando di decine di volte il loro importo. Il fascicolo di cui è titolare il Pm Siddi è scaturito da tre diversi esposti: uno di Battistoni e gli altri due delle stesse società, presentati dopo la pubblicazione sui giornali delle copie delle fatture.
Approfittando poi dello scandalo della Regione Lazio, Matteo Renzi ha applaudito alle dimissioni dei consiglieri Pd e rilanciato la proposta di abolire il finanziamento pubblico ai partiti.

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