Lavoratori morti: decine di avvisi di garanzia in arrivo

L'annuncio del procuratore capo Zincani: "Si tratta di un atto dovuto". Alle autopsie dovranno essere presenti tecnici, progettisti e proprietari

Il procuratore Vito Zincani

Il procuratore Vito Zincani

MODENA – Decine di avvisi di garanzia e autopsie sui corpi dei 13 morti sul lavoro. Il procuratore capo di Modena Vito Zincani ha annunciato il nulla osta per quattro dei 17 cadaveri recuperati sotto le macerie dopo il secondo sisma che ha colpito la Bassa. Tra questi, vittime accidentali, c’è don Ivan, il parroco di Rovereto. Gli altri 13 corpi, quelli dei lavoratori e imprenditori morti nel crollo dei capannoni industriali, resteranno in medicina legale. Per procedere con l’autopsia bisognerà attendere la presenza di progettisti, collaudatori, tecnici e proprietari. Gli avvisi di garanzia saranno dunque diverse decine. Secondo Zincani si tratta di un atto dovuto. "In questo modo – spiega – diamo a tutti la possibilità di parteciperà all’esame autoptico". Le vittime del terremoto del 29 maggio sono: Mauro Mantovani morto a Mirandola, Iva Contini, Enzo Borghi e Daniela Salvioli a Cavezzo, Sergio Cobellini a Concordia, Gianni Bignardi, Kuman Pawan e Muhamed Arzak a San Felice, Paolo Siclari, Giordano Visconti, Biagio Santucci e Matteo Serra a Medolla; Li Hongli Zhou, Enea Grilli, Eddy Borghi e Vincenzo Iacono a Mirandola, don Ivan Martini a Rovereto di Novi.

Verso una superperizia unica 
Intanto la Procura generale di Bologna sta pensando a una superperizia unica per le procure di Ferrara e Modena impegnate per le inchieste sui crolli dei capannoni per i terremoti del 20 e 29 maggio in cui sono rimasti uccisi operai al lavoro. Si tratta di una novità giudiziaria: il lavoro sarà coordinato e gestito da Bologna per riuscire ad indagare con maggiore rapidità evitando due distinte perizie. A Ferrara, i fascicoli aperti sono quelli dei pm Nicola Proto e Ciro Alberto Savino, che vedono al momento 8 indagati per il crollo all'Ursa di Stellata, 5 per le Ceramiche di Sant'Agostino e 4 per la Tecopress di Dosso. Numero di indagati, si apprende, destinato a crescere. Poiché l'individuazione delle figure tecniche che hanno seguito progettazione e costruzione dei capannoni, da parte degli inquirenti, non è ancora conclusa.

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